E' morto un GIORNALISTA
E' moto un GIORNALISTA
Nella notte tra sabato e domenica all'ospedale San Camillo a Roma e' scomparso il GIORNALISTA e mio collega Giampaolo Jorio. Era nato a Roma nel 1940 e da anni soffriva di problemi a cuore e ai polmoni. Un professinista. Serio. Vero. Decano dei vaticanisti, cioe' i giornalisti che si occupano del Vaticano. Non ho mai dsaputo il motivo ma l'incarico gli venne bruscamente tolto dal Messaggero e per anni e' stato un paria che solo la grande fede lo ha portato ad andare avanti. A testa alta. Al contrario della maggior parte della categoria. Che si e' ben guardata dal ricordarlo come meritava. E infatti, in Paradiso, dove sicuramente e' andato accolto a braccia aperte dal barbuto San Pietro, dall'alto guardera' in basso e certo dira' sorridendo, "san Pietro, vede, glielo avevo detto, nessuno mi si ricorda di piu'". Errato, Giampaolo, "er prete" o "zi' prete" come lo chiamavo scherzosamente. Si, perche' io, anarchico intransigente, ho sempre avuo in lui, cattolico integralista, un grande, simpatico amico. Lui, il sottoscritto e il comunista Pierenato. L'acquasanta e i diavoli. Ma "zi' prete" a me e Pierenato, ci rispondeva acutamente con le armi della dialettica. A me il trattamento che ha subito lui ha provocato la sclerosi multipla - il mobbing e' stato scientificamente provato che provoca la mia malattia - a lui lo ha temprato. Ad un certo punto lo misero in tipografia, in un piccolo gabbiotto con le pareti di plastica trasparente. E lui li' stette, quasi tutti i giorni visitato da noi due "diavoli". Uomo di cultura, ma non di Sistema, si inchinava moltissimo, crto, ma in chiesa, non nella vita. Sposato due volte, tre nipotine, tre figli - una femmina avuta dal primo matrimonio e due maschi dalla econda moglie, Paola, nn gran tesoro in famiglia e a casa (in cucina!!) - e una gran cultura. A casa sua aveva una gran libreria e li' parlavamo di cultura, libri, politica, religione - li' sentivo e tacevo - e storia mentre gli altri - c'erano anche i simpatici cognati - preparavano la cena. Sempre superlativa. Da quando sono qui non ci siamo piu' visti e me ne dispiaccio ma la nostra salute aveva creato un muro. Che e' sgretolato quando ho sentito la pacata voce della moglie Paola, e ho letto il breve, dolente messaggio che mi aveva subito inviato, e ho capito che era scomparso serenamente. In quella serenita' che aveva in famiglia, soprattutto la seconda, e mai nella sua vita da vaticanista in via del Tritone. Decano vaticanista Che bei ricordi, che scaramucce, quanto divertimento. Io, lo sai benissimo, non ci credo ma ora stai al posto giusto. Giampa' damme retta, stai proprio come un papa. E grazie di aver accettato un fiero miscredente qual sono come tuo amico.
Sara' una risata che li seppellira'.
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