Francesco Guccini
Mentre scrivo sento L'avvelenata,, che scrisse in 20 minuti, e Dio e' morio e mi dico che questo sporco, stolido mondo ha perso un gigante. Francesco Guccini. Per me Guccia. Adesso del compagno Francesco - mi dispiace ma era anarchico - leggerete di tuto e di piu', spunteranno tutti affranti, piangenti, ricordanti. I peggiori. Gia' ho letto "il suo patrimono","le sue donne", "le sue canzoni", "la sua politica" e ho disgusto. Francesco Gucini daPavana era un grande, bvecchio Italiano nel migliore dei modi. Vino rosso e buon cibo. Quandi ci vedevamo, essendo molto amanti della buona tavola, ci dicevamo a vicenda "ti trovo bene pero' ti vedi ingrassato" e ci facevamo grasse risate. Non lo so i tanti biografi ma io lo conobbi a Bologna. La sua casa discografica, la Emi, mi disse che c'era un cantante in cui credeva molto e che aveva scritto anche per I Nomadi. Chiesi quali brani e mi risposero, credo, Dio e' morto e Noi non ci saremo. Dissi di si e tra una chiacherata e l'altra mi porto' alla trattoria dove era solito mangiare, a via Paolo Fabbri. Non ricotrdo quanto duro' la cena, certo feci una grandisima figura ccon la cucina felsinea tanto che Francesco, belo grosso, mi disse - parole scolpite nella mente - "oh, pero', Zaccagnini sei di parla, dicevi che mangiavi e hai quasi fatto chiudere la trattoria". Prima Fabrizio )DE Andre) poi FRanco (Battiato) e ora, a 86 anni, Francesco (Guccini). Quando veniva a Roma chiamavo il suo agente e amico Renzo Fantini - ti si pensa sempre - che mi diceva subito "ci vediamo,eh? Quanti bigliettti ti servono?", io glielo diceo e lui "non c'e' problema, lo sai Francesco". Lo sapevo e andavo al concerto "col pullman" come poi dicevano ridendo Francesco e Renzo. Avevano ragione. Perche' nel 1981, andai al concerto al PalaEur con mio moglie Kathlen che il 15 gfebbraio avrebbe partorito il nostro capolavoro, nostra figlia Nora. Prima del concerto andai a salutare lui e il gruppo - il pianista, che dirigeva anche al Festival di Sanremo, immancabilmente Francesco, Renzo e il sottoscritto lo salutavamo all'unisono con "dirige l'orchesta ilmaestro Vince Tempera" e lui, spiritosamente, si inchinava e si girava a 360 gradi sorridendo - il chitarrista argentino - scappato dalla dittatura militare del generale Jorge Videla -Juan Carlos "Flaco" Biondini, il taciturno bassiista - uno dei findatori egli Area - Ares Tavolazzi e il possente e sorridente Elade Bandini, gia' con e Andre', alla batteria - e sul palco, con accanto il fedele fiasco di vino rosso dal quale attingeva spesso, infiammo' il PalaEur, Luogo che, prima come speettatore - con il mio amico Roberto d'Agostino e (Assun)Tina Semprini, la sua prima moglie, e poi come giornalista e critico musicale, ho frequentato per anni e anni. Un'entusiasmo fatto di coerenza, musica, impegno politico, parole, pensieri, risate, saggezza antica e moderna. Che, forse, gli veniva dai nonni con cui era cresciuto. In Croniche epafaniche, il libro - il primo che scrisse - edito da Feltrinelli nell'ottobre 1989. scrisse le sue note biografiche. 6 righe. "sononato a Modena il 14 giugno 1940. dopopo chi mesi mi sono trasferito (o meglio mi hanno portato) aPavana (Pistoia) nela casa dei nonni paterni dove ho trascorso i primi anni di vita: la' si svolgono le Croniche. Ho fatto diverse cose, ho critto e cantato diverse canzoni". Questo era GFrancesco Guccini, padre di Teresa - che compare con lui in Radiofreccia di Luciano Ligabue - e Raffaella, la moglie sposata in chiesa. Quando lo vidi, barba contro barba,gli dissi subito "a France', in chiesa..." e lui, facendo spalucce, mi rispose "levoglio bene, me lo ha chiesto lei". Uomo. Anarchico. Le feroci, sprezzanti critichi di Giorgia Meloni quando modifico', attualizzandolo, il testo di Bella ciao, lo fecero solo sorridere ed alzare le spalle. Lui era solo dei milioni di antifascisti italiani, di ieri e di oggi. E in quelle zone d'Italia la violenza nazifascista fu particolarmente aberrante e feroce. Critiche? Hai voglia. Non sa cantare. Non so scrivere camzoni.Non sa suonare. Non si veste bene.Beve sul palco. Quante ne ho sentite. Ma Come me aveva fatto tesoro di quanto aveva scrito il fiorentino non Dante Alighieri. Nonti curar di lor ma guarda e passa. Come mer era nato fuori moda. Che soddisfazione. Anche perche' col 92enne amico Loriano Macchiavelli - il creatore di Sarti Antonio, il poliziotto bognese colitico, Sarti e lo studente Rosas - aveva creato una figura di maresciallo - diciano cosi', appenninico - che e' un picco della letteratura poliziesca italiana. Che ormai non ha piu' da temere di quella straniera perche' ha una marcia - si parla di libri polizieschi, meglio usare la parola arma - in piu', anzi parecchie. L'impegno, politico e s ociale, e l'ironia. Abbinati a trame assai intriganti. Da anni basta concerti - s capissero tutti, da sempre ho perorato e scritto invano la pensione a 65 anni - e vita casalinga. Fino a ieri. Quando, cazzo, ha preso la locomotiva e, con la gfiaccola dell'anarchia, sie' lanciato verso la morte. At salut, Guccia.
Sara' una risata che li eppellira'. .
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