Referendum. E Fera.
Gino Paoli non c'e' piu' - ma e' ben saldo nei nostri cuori e menti - e l'Italia ha detto NO alla deriva fascista organizzata dal governo del primo ministro donna italiano. Pero' non ho ancora visto l'altezzosa, sprezzante guardiasigilli del ministro del giustizia prendere il volo per scappare dallo spietato plotone d'esecuzione formato dai giudici. Lei e due ministri - una e' la "cocca" del presidente del Senato - si sono dimessi ma gli altri? Giorgia Meloni e i suoi tragici ministri non hanno capito bene che soprattuto i giovani - donne, uomini, omosessuali, transessuali - hanno urlato NO alla restrizione della liberta', al cambio della Costituzione - alla cui stesura non prese parte il Movimento Sociale Italiano fondato da Giorgio Almirante di cui facevano parte "molto attiva" La Russa e Meloni - e alla cancellazione di ogni decenza e morale. L'ottimismo e la fermezza non sono per nulla consoni al momento storico. Mi spiace soprattutto per il direttore editoriale de Il Secolo D'Italia Italo Bocchino che aveva previsto una vittoria del SI con un margine del 10%-15%, mi dispiace per la valanga di panzane dei "giornalisti importanti", dei "commentatori", degli "esperti di flussi elettorali", dei "politologi" (no, politiligi e ' meglio) che non sapevano piu' cosa inventarsi per puntellare il baraccone fascista guidato dalla cameriera di Donald Trump. Brutti tempi per loro. E per gi italiani che per la loro profonda incapacita' e incompetenza si troveranno ad affrontare tempi durissimi. Ci vogliono antifascismo, durezza, lavoro,onesta' e serieta'. Bonelli, Conte, Fratoianni e Schlein si candidano. Scalpitano. Ma Silvia Salis, sindaco di Genova, dice no alle consultazioni, ai gazebo - inventati dal kennediano Veltroni - e alle inesauribili discussioni, all'aria fritta che ha strangolato la democrazia italiana negli ultimi 30 anni. Una forza comune, un candidato, una faccia. la voglia di tornare a crescere, lavorare e sperare insieme.
Era mato 73 anni a Catanzaro ma era diventato romano. Romano de Roma. Fernando Fera, Fernandi'. Una dei chitarristi italiani meno riconosciuti. ma piu' apprezzati L'avevo visto, io e lui ragazzi, a un concerto che gli Albero Motore - il gruppo in cui suonava la chitarra solista, con la piccola, splendida Anna Bernardini - tennero a piazza della Balduina. Un signore della sei corde. Io con i capelli lunghi - a quei tempi era il distintivo dei diversi - e lui con i capelli lunghi. Io estasiato dal suo suonare, dalle sue dita velocissime, lui - forse - da quel massiccio ragazzo con barba e capelli lunghi. Ha avuto problemi, gravi, con la droga ma ne era uscito fuori, bellamente e volontariamente, anni, anni fa. Schivo, schivo, schivo. "Ma chi? Fera? Ma quello se buca" e le occasioni svanivano. Ma mai il suo sorriso solare, del sole della sua Calabria. Ha lavorato per anni con Maurizio Costanzo, nel gruppo che lo accompagnava. E nell'esilarante band di Avanzi, lo show televisivo. Quando capitava di incontrarci col suo disarmante sorriso non mancava mai di dirmi quanto mi invidiava per i musicisti che incontravo e sentivo e io tacevo. Perche' per me lui era Fernando Fera. Signor chitarrista. E tale restera'. Ciao Fernandi'. E..keep on rollin'.
Sara' una risata che li seppellira'.
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